Rosa dalle cento foglie

Lun, 22/07/2019 - 13:00
I frutti dimenticati

Mi ricordo che la famiglia di Gisella Naim aveva piantato accanto al pozzo di contrada Rosario, com’era consuetudine a Ferruzzano, un rosaio particolare, che comunemente veniva denominato Rosa dalle Cento Foglie, che indicava però diverse varietà di rosai antichi, dalle rose molto profumate, rosse o fucsia che non venivano mai colte, tranne che per la processione del Corpus Domini, quando i fedeli, specie i fanciulli, dai loro panierini che portavano a tracolla, buttavano per la strada, durante tutto il tragitto, petali di rose e fiori in genere.
A distanza ravvicinata dal pozzo c’erano alberi da frutto, alcuni aranci, di cui uno di Malta (il dolce), un mandarino e un limone, mentre a cento metri c’era il pozzo di Giovanni Marra che, scavandolo, aveva trovato una pietra con iscrizioni in latino, che naturalmente non conosceva, che murò nel pozzo stesso e forse era appartenuta alla chiesa del Rosario, che era stata eretta in ricordo della vittoria cristiana a Lepanto contro i turchi nel XVI secolo ( 1571); essa sorgeva su un pianoro non molto distante dal paese, con una vista magnifica sul mare scintillante e ogni tanto vi veniva celebrata messa, ma alla fine dell’800 era stata distrutta da una frana, trasportando i ruderi a più di cinque seicento metri di distanza, disseminati in due o tre posti.
Secondo la testimonianza del defunto Francesco Pulitanò accanto alla chiesa c’era il cimitero degli Angioletti, i bambini morti in tenera età, dove nella nuda terra venivano deposti singolarmente e non venivano sepolti assieme agli adulti, peccatori, che invece venivano trasportati su un catafalco in chiesa nudi, avvolti solo da un sudario e scaraventati nella fossa comune che esisteva sotto il sacrato della chiesa.
Inoltre nell’orto che era appartenuto a Margherita Romeo, la cui madre era imparentata con i baroni De Blasio, con tanti terreni nel comune di Cardeto, esistevano alcune varietà di rosai antichi; ella ogni tanto si recava a Cardeto nei terreni della madre a meditare sulla sua vita sfortunata; morì di parto infatti all’età di 34 anni.
Il marito, Ninì Polimeni di Cardeto, dissipò velocemente tutti i beni che la moglie, figlia unica, che aveva a Ferruzzano, a Cardeto e persino a Reggio città.
Un altro rosaio antico era stato collocato accanto al pozzo, da parte della famiglia di Gisella, nel podere di contrada Santa Maria, che prendeva nome dalla chiesetta di Santa Maria degli Armeni, dalla forma di pagoda con vista sulla Rocca degli Armeni o Rocca Armenia, sconvolto da una frana gigantesca nel 1996, che finì inghiottito assieme ad un palmento monumentale.
Ovunque pertanto nei campi a Ferruzzano, appartenenti alla famiglia della madre di Gisella, la famiglia Brancatisano, i rosai antichi erano ritualmente piantati accanto ad un pozzo, senza che si capisse il significato rituale del gesto.
Quando si trattò di scegliere un rosaio tra i tanti da mettere a dimora nel giardino di casa a Ferruzzano Marina, ben due piante di rosa dalle Cento foglie, furono riprodotte e fanno bella vista di sé, emanando un intenso profumo; essi erano stati voluti da Gisella, figlia di Antonietta, che si ricordava quelli dell’orto a Ferruzzano Superiore ora completamente infestato da piante e rovi che formano un groviglio inestricabile, che impediscono il transito persino nell’orto stesso, dove esistevano anche alcune piante di rosa Tea.
Quando mi misi alla ricerca di rosai antichi, la madre di Gisella, Antonietta mi condusse nel suo giardino e mi esibì con orgoglio le rose dalle cento foglie, le più belle di tutte le piante, ricche di petali dal rosa sfumato che abbellivano il suo giardino e mi indicò il periodo adatto per la riproduzione a talea, che corrisponde al mese di ottobre, quando senza fallire si può tentare la riproduzione, senza neppure l’espediente moderno ed ormai di uso comune  dei radicanti, che non sempre funzionano adeguatamente.
Per migliorare la possibilità di radicamento di una talea di qualsiasi pianta, bisogna praticare alla base un piccolo spacco e mettergli dentro un seme di orzo che germoglierà e favorirà lo sviluppo delle radici della talea stessa.
In alcune aree, specie per le talee di fichi, dentro lo spacco viene inserito un sassolino, mentre altri ancora preferiscono pestare con una pietra la parte della talea che va sotto terra e così facendo essa emette rapidamente delle radici.
Altri ancora usano, specie per le viti, seppellire in orizzontale sotto uno strato di sabbia di fiume le talee da radicare, badando a bagnarle periodicamente con acqua.
Pertanto a ottobre bisogna creare delle nuove piante della Rosa dalle Cento Foglie e la signora Antonietta Brancatisano ha promesso che ella s’impegnerà nella diffusione della varietà che rischia l’estinzione.

Autore: 
Orlando Sculli
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