Riace e la festa dei Santi Anargiri Cosma e Damiano

Lun, 26/09/2016 - 19:57

“San Cosim’e San Domianu, lapriti ‘si porti /Ca stann’assrivandu e li devoti vostri, /stannu venendu de tantu luntanu /San Cosim’e San Damianu, porgitini la manu”. Intonando questo antico canto, dal 25 al 27 del mese di settembre ricorre, come ogni anno, la solenne celebrazione dei santi medici Cosma e Damiano. Giorni in cui la devozione popolare diviene forza evocativa e momento di religiosità pura. Gesti e segni che qui generano domande sull’esistenza, sull’umanità alla ricerca di un senso. Lo sguardo si posa sui piedi scalzi dei pellegrini che arrivano al santuario dedicato ai Santi Medici: piedi consumati, contusi che dipingono nella realtà il viaggio della vita. E poi i canti, le invocazioni, le lodi, le testimonianze appaiono dense di significato, di un tempo che sfugge ad ogni distanza per favorire l’animo alle promesse di una fervida speranza. C’è un passaggio obbligatorio nella vita di ognuno: il momento della condivisione, dell’incontro, della diversità. E qui, per le stradine di Riace che confluiscono presso il santuario, echeggiano i tamburelli che varcano la soglia dell’abitudine per cogliere invece l’essenzialità. E’ la presenza singolare e calorosa degli zingari, rom e sinti, che caratterizza con questa festosità l’atmosfera di Riace in occasione della festa dei santi Medici. I loro costumi, il loro status vivendi così particolare e inconsueto, e quelle loro appassionate piroettate folkloristiche. La loro danza cattura l’energia in ogni soffio d’aria nell’asimmetria dei loro movimenti, veri svolgimenti di un’armonia afferrata nelle leggi di gravità. Essi guardano il mondo che li circonda come avessero in mano le chiavi della felicità. Indossano il presente di ogni età, si nascondono dietro i loro sgargianti costumi nei toni della malva, del verde, del rosso e dell’oro ornati di nastri, gioielli e ricami. Un’identità che diviene spaccato antropologico, oltre che premessa alla loro cultura sempre originale e fiera, da autentici peregrini per ager. Nomadi del mondo insomma che si amalgamano agli improvvisi cambiamenti della natura, certi che il sacrificio porta ricompensa. La loro storia racconta emozioni, sfide, avventure e il loro ritrovarsi ogni anno rappresenta una possibilità di confronto che ricorda quanto sia multicolore la terra e quanto siano diversi tra loro gli uomini che la abitano. Nell’alta Locride la devozione verso i due taumaturghi di origine turca è molto forte. Nel territorio di Riace, infatti, si ha notizia della presenza in epoca bizantina, di un piccolo centro monastico dedicato ai miracolosi gemelli. Tale luogo di culto era di pertinenza del sacro Katholicon di San Giovanni Theristys, che rappresentava il punto nodale per l’amministrazione religiosa ed economica di questa circoscrizione territoriale. I festeggiamenti, "moderni", a Riace, risalgono al 1669, anno in cui le reliquie di san Cosma e Damiano furono portate da Roma. Tuttavia solo nel 1734 i due Atleti di Cristo furono eletti Santi Patroni della cittadina ionica. Ma come spesso succede in un'area così pregna di religiosità la devozione popolare verso alcuni santi è tale che luoghi di culto appartenenti a religioni diverse si sovrappongono a quelli precedenti e pur mantenendo lo stesso luogo e le stesse strutture religiose vengono intitolati a santi "nuovi" che sostituiscono i "vecchi". In merito ai Santi Cosma e Damiano, a significare una sovrapposizione di culto ed un cambiamento di nome dal paganesimo alla cristianità, si riporta un "aneddoto". Il Dioscoro Gentile che da pagano diviene cristiano. Egli si rivolge a Castore e Polluce, divinità greche preposte alla guarigione e li invoca per ottenere una guarigione, questi lo invitano ad avvicinarsi dicendogli, «noi non siamo quelli che tu invochi, ma siamo Cosma e Damiano». Da oltre trecento anni la festa dei Santi che si svolge a settembre, coinvolge anche gran parte dei paesi limitrofi al paesino ionico, che giungono numerosi al santuario, a piedi, per elevare le loro preghiere ai potentissimi Santi Medici.

Autore: 
Elia Fiorenza
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