Pausa caffè

Sab, 16/01/2010 - 00:00

Sono le 9:30. Nel corridoio, la luce filtra da una grande finestra. La suoneria di un cellulare di un cellulare riecheggia attraverso la porta chiusa. «Carissimo, no, non preoccuparti... sì, sì. Veramente? Ahahahahah.» Il tono di voce è piuttosto alto, impossibile non ascoltare. «Va bene... ciao.» Un uomo seduto in corridoio si alza in piedi e si prepara a entrare, ma il telefono squilla di nuovo e si risiede. «... Dimmi tutto... grande! Io, invece, ieri sera sono uscito con una figa da paura... 2 metri e venti solo di gambe...» «Ma che razza di linguaggio! Potrebbe almeno parlare a bassa voce.» Commenta una signora, infastidita dalla terminologia spicciola e volgare; poi, rivolgendosi all’uomo seduto accanto: «Lei da che ora è qui?» «Dalle 8:30. Si erano raccomandati di essere puntuale per le 9:00.», risponde questo, immergendo la testa nel giornale. Le 10:00. Un rumore di tacchi a spillo avanza lungo il corridoio e bussa alla porta che si socchiude, e un odore acre si diffonde nell’aria. «Caffè?» «Ci vediamo di sotto.» «Va bene, ti aspetto al bar.» Il ticchettio dei passi si allontana verso l’ascensore e la conversazione telefonica prosegue. «Che ne dici di sabato sera alle 9? Aspetta un momento...» La porta si riapre un istante «Cinque minuti e sono da voi», alle persone in corridoio; poi, al telefono, «Scusa, stavamo dicendo?» Le 10:15. «Ora ti devo lasciare. Ciao». Il cellulare viene messo in tasca mentre le chiavi tintinnano contro la porta che questa volta resta aperta: «Il signor XXX? Bene entri pure». Sul tavolo, un posacenere con un sigaro spento. Alle 10:30 il signor XXX esce dalla stanza e si avvia all’uscita. Sulle pareti ingiallite spiccano alcuni rettangoli bianchi; all’interno, incorniciati di rosso: “vietato fumare ai sensi dell’articolo...”, “si prega di astenersi dall’uso del cellulare...”, ..., “parlare a voce bassa: l’ospedale è un luogo di cura”.

Autore: 
Natalina Misogano
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