Non partite più

Lun, 26/09/2011 - 09:44
Non partite più

L'estate finisce e il rito si ripete. Aspettando quei pochi giorni d'inverno, che una natura benigna ci regalerà fra un po', iniziamo la cerimonia dei saluti. Partiti i vecchi emigranti accompagniamo alle stazioni i nuovi penitenti, quelli che carichi di valige si rassegnano a lasciare la nostra terra con l'illusione di andare in un mondo migliore. Da quando i Savoia ci hanno “liberati' abbiamo visto milioni di nostri fratelli lasciare il sud, un'emorragia di vita che ancora continua portando benefici solo ai paesi che hanno usufruito delle braccia e della testa dei meridionali. Per noi il dolore dell'assenza, per loro il dramma della lontananza. Pena per chi resta e sofferenza per chi va. Chi è andato ha vissuto, ma non lo ha fatto bene, ha dato l'anima senza cambiare il proprio destino ne il nostro. Centocinquant'anni di inutile emigrazione, storie di fatica e emarginazione che hanno prodotto solo infelicità. Chi è rimasto anche ha vissuto, con qualche soldo in meno, con fatica ma meno pena, avendo il conforto di stare in casa propria. Gli spostamenti forzati è storicamente provato non migliorano la società di provenienza, c'è è vero un sollievo economico ma a esso si associa uno stop sociale. Le comunità afflitte dall'emigrazione vanno in stallo, si bloccano i processi evolutivi, sia economici che culturali, perché sempre va via la parte più dinamica, quella che più ha voglia di fare e spinta propulsiva. L'emigrazione serve solo agli altri e non a noi. Fino a qualche anno fa, comunque, si riusciva a mandare qualcosa a casa, ad aiutare le famiglie. Oggi i soldi guadagnati fuori bastano appena a pagare l'affitto e il cibo. Partire ha un senso solo se lo si fa per scelta e non per costrizione. Restare è dura, ma alla lunga paga di più, rimette in moto l'evoluzione naturale, innesca il progresso economico. Non rifiutiamo i lavori umili in casa nostra per farne di peggiori fuori. Stringiamo i denti e non compriamo biglietti per l'inferno. Disfiamo le valige, tutti abbiamo da guadagnare stando a casa nostra. Ci deve essere un inizio e una rottura, se no saremo ancora qui, fra centocinquant'anni, a fare valige e inseguire sogni che diventeranno incubi.

Autore: 
Giacchino Criaco
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