Non lasciamoci ammaestrare

Ven, 23/11/2012 - 17:29
Non lasciamoci ammaestrare

Uno dei vizi più perniciosi dei calabresi è l’autocommiserazione. Il sentirsi vittime di un complotto. Il credere che il mondo tutto sia alleato per annichilire la Calabria e, quindi, data la potenza del nemico, è inutile opporvisi in uno scontro impari. Certo la Calabria ha nemici potenti, ma questo è un gioco antico, chi pecora si fa il lupo se la mangia. Il coraggio toglie nemici e non li aggiunge e, sempre, l’atteggiamento remissivo arreca danno più che evitarlo e il meglio sarebbe non lasciarla scoperta la guancia più che porgere l’altra. Per mio conto, dato per certo questo vizio, ne noto, ultimamente, uno più avvilente. Il farsi ammaestrare. Il mettersi dietro a un banco a prendere lezioni da chiunque. E no che non abbiamo bisogno di imparare, ci fossero, anzi, dei luminari ad aprirci gli occhi sulle scienze che migliorano la vita. Il guaio è che quelli che si vogliono prendere la briga di darci lezioni, spesso ne sanno molto meno di noi. Così in tanti si sono convinti che per il solo fatto di essere nati a qualche centinaio di metri sopra il Pollino sia condizione sufficiente a catechizzarci sul da fare. Scendono orde, sempre più spesse, di genti col vangelo in mano. E noi docili li facciamo salire in cattedra. E tutti ci dicono che ce la possiamo fare, che siamo brava gente, abbiamo l’intelligenza, la forza e ogni dote necessaria per farcela. Ce ne dobbiamo solo convincere. Loro hanno visto la nostra simpatia, la grande accoglienza, i buoni cibi e i buoni paesaggi. E per questa ragione è certo che ce la faremo. Quindi gioite tutti che il giorno è vicino, la buona novella si avvererà. Quello che però nessuno ci dice, e che mai ci faremo dire, è che se uno è somaro diventa inutile fargli ripetere la prima per sei anni, sempre ciuco resterà. Così è meglio che i maestri restino a casa loro. Non è per mancanza di consigli che non miglioriamo la nostra condizione. è il coraggio che ci difetta e quello neanche il Maestro per eccellenza ce lo può dare.  

Autore: 
Gioacchino Criaco
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