Non dimenticare! E poi?

Dom, 31/01/2010 - 00:00

Se l’argomento non fosse di quelli veramente tosti, coinvolgenti, pregnanti di emozioni forti e di insegnamenti universali, di riflessioni profonde e di interrogativi molto spesso senza risposta alcuna, quasi non se ne potrebbe più. Il Giorno della memoria, che si è celebrato mercoledì scorso con tutta una serie di eventi che si sono sciorinati ovunque con iniziative di vario genere, ancora una volta ha avuto il pregio di riportare alla nostra attenzione quello che spesso è definito, a giusta ragione, la più grande scelleratezza della storia, la più immensa barbarie che un popolo possa compiere ai danni di un altro popolo. Ci ha assediato, giustamente, da ogni parte. Sui quotidiani e sui settimanali, con inserti speciali e foto crudamente reali, in televisione, con tutti i canali, Sky compreso, a farsi concorrenza su chi metteva in onda il servizio o il filmato migliore, sul web e sui social network, anche qui in una gara al limite del narcisismo su chi riusciva, prima degli altri, a scoprire e condividere il pezzo, o la foto, più originale. Un susseguirsi di testimonianze da parte di qualche sopravvissuto, un accavallarsi di cerimonie di commemorazione e di titolazioni di strade, uno scoprire e rivelare continuo di episodi inediti, una ridda di dichiarazioni ufficiali, da parte di tutti i rappresentanti delle istituzioni, a destra e a sinistra. Tutti quelli che hanno vissuto coscientemente quel periodo ricordano. Nessuno ha dimenticato. Neanche chi era bambino a quei tempi o è nato dopo ed ha appreso quelle scelleratezze dalle giornate della memoria, che via via si sono succedute, come quella dello scorso mercoledì. Tutti sappiamo cosa è avvenuto degli Ebrei, in massima parte, ma anche degli omosessuali, degli zingari e dei testimoni di Geova ad opera dei nazisti. Ed è bene che nessuno dimentichi. Ma ricordare e non dimenticare, perché? Perché certe nefandezze non avvengano mai più – è la risposta unanime che si leva da ogni parte, in ogni convegno, in tante esortazioni, discorsi, dichiarazioni. Perché si impari la lezione che ci viene dal passato e ciò che di tanto atroce è successo non avvenga mai più. Perché sia rispettato l’essere umano, in quanto tale. Ovunque si trovi, chiunque esso sia, a qualsiasi religione appartenga, qualsiasi siano le sue tendenze sessuali e il colore della sua pelle. Non abbiamo sentito e letto tutto ciò in questi giorni, a conclusione di manifestazioni, articoli, filmati, dichiarazioni a proposito della giornata della memoria? E pure, nello stesso giorno in cui i quotidiani hanno riferito delle diverse celebrazioni di questa giornata, nelle stesse pagine, leggo: Bambina di nazionalità rumena ha tentato il suicidio gettandosi dalla finestra del primo piano della sua abitazione in provincia di Padova. I suoi compagni di scuola l’avevano esasperata fin dal primo giorno di lezione. La insultavano e le ripetevano di continuo: Tu puzzi da romena. E ancora. A Roma, in via Tasso, qualcuno ha imbrattato di vernice nera il Museo della Liberazione, ha scritto delle frasi ingiuriose nei confronti degli Ebrei, ha insultato il sindaco Alemanno, reo di voler intitolare una strada della capitale a Settimio Calò. Costui il 16 ottobre del 1943, nel corso del rastrellamento degli Ebrei al Portico d’Ottavia, a Roma, perse la moglie e i suoi dieci figli. Lui, per caso, in quel momento, si trovava fuori casa, era andato a comprare le sigarette. E mi viene spontaneo chiedermi. Ma ai nostri figli cosa insegniamo ogni giorno, oltre la giornata della memoria?

Autore: 
Filippo Todaro
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