Niccolina Licciardi, la donna che decapitò il Brigante Bizzarro

Dom, 14/07/2019 - 17:40

Il destino a volte si diverte a giocare scherzi beffardi.
Dopo la scomparsa di Margherita, al crudele Bizzarro toccò in sorte Niccolina che della donna che l’aveva preceduta nel suo cuore era l’esatto contrario.
Dopo appena nove mesi dal primo incontro, dalla loro unione nacque un bel bambino ma i due, braccati dai piemontesi, non riuscivano a stare nello stesso covo per più di due giorni e col bambino in braccio, Niccolina, sfinita dal trauma del parto, era costretta a seguire il suo uomo il quale, anziché mostrarle comprensione e prendersi cura del neonato, non le risparmiava insulti e invettive quando lei si attardava dinanzi a qualche burrone o nei ripidi viottoli della montagna.
Un giorno, però, successe l’irreparabile.
Bizzarro, dall’alto di un dirupo, vide i piemontesi avvicinarsi in ordine sparso e intimò alla donna di accovacciarsi al riparo di un muro a secco di un porcile abbandonato. Niccolina ubbidì, si strinse il bambino al petto e, ansimando, si mise seduta con le spalle appoggiate al muro.
Quando i gendarmi furono a poche centinaia di metri dal nascondiglio, il bambino si svegliò e cominciò a piangere disperatamente. La madre cercò di calmarlo attaccandoselo inutilmente al seno. Bizzarro, con gli occhi fuori dalle orbite per il terrore di essere scoperto, in preda a un raptus di paura e di follia, strappò il bimbo dalle braccia della donna e cominciò a sbatterlo selvaggiamente contro il muro fino a sfracellargli la testa completamente.
Niccolina muta e pietrificata dall’orrore non si mosse di un centimetro e non versò neppure una lacrima.
Passato il pericolo degli inseguitori, Bizzarro fece per andarle incontro, ma lei, ebete e priva di energia, lo allontanò da sé facendosi scudo col palmo della mano. Poi, quando il sangue sembrò ricominciare a pulsarle nelle vene, scavò una fossa con le sue mani, vi seppellì il figlioletto e si mise a guardia della tomba per evitare che gli animali selvatici potessero fare scempio dei poveri resti.
Bizzarro seguì per qualche istante l’operazione, poi, vinto dalla stanchezza e dalla tensione, si addormentò addossato al muro a secco.
Niccolina non perse tempo. Si alzò dal cumulo di terra su cui era seduta, si avvicinò con passo felpato all’uomo, gli sottrasse il fucile con mano leggera, gli puntò la canna all’orecchio sinistro, premette il grilletto e gli fece saltare le cervella.
Non ancora soddisfatta, tirò fuori dalla tasca del grembiule un affilato coltellaccio e con un colpo secco decapitò il brigante che le aveva appena maciullato il figlio. Poi avvolse la testa in una tovaglia a quadri e si avviò verso la casa del governatore di Catanzaro.
La domestica che le aprì la porta pensò che la donna avesse in mano un regalo per il suo padrone e la fece accomodare nella sala dove il governatore stava facendo colazione assieme alla moglie.
Niccolina chinò leggermente il capo in un cenno di saluto, si avvicinò alla tavola e con gesto perentorio lanciò sul tavolo il macabro trofeo.
Poi fece qualche passo in avanti, guardò il governatore fisso negli occhi e restò immobile con la mano tesa.
Il governatore capì.
Intascata la taglia, Niccolina ritornò sui monti e di lei non si seppe più nulla.

Autore: 
Enzo Movilia
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