Le condotte apicali nell’associazione mafiosa

Dom, 13/08/2017 - 09:30
Giudiziaria

Il secondo comma dell’art. 416 bis codice penale individua le condotte apicali, sussumibili nella triade “promozione - organizzazione – direzione”.
Deve intendersi promotore colui il quale contribuisce in modo determinante a rendere temibile il sodalizio nell'ambiente circostante, agendo per consolidare e radicare il modello associativo; del pari, lo dirige colui il quale, posto in posizione sovraordinata, vanta un potere decisionale autonomo (sempre che risulti concretamente esercitato: così Cass. Pen., sez. VI, sentenza n. 19191 del 7 febbraio 2013, rv. 255132), inerente la struttura ed il perseguimento degli obiettivi, esercitando il comando sugli altri associati, assumendo le decisioni strategiche, ovvero amministrando con autonomia le risorse; l’organizzatore, invece, è colui che si occupa della gestione complessiva del gruppo, mediante un contributo teso a garantire stabilità ed efficienza dello stesso.
Del resto, per come rilevato in una recente ordinanza di custodia cautelare disposta dal Gip distrettuale di Reggio Calabria, il ruolo di organizzatore non compete solo all'iniziatore dell'organizzazione, ma anche a colui che, rispetto al gruppo costituito, provochi ulteriori adesioni, sovraintenda alla complessiva gestione di esso, assuma funzioni decisionali (Cass. pen., sez. VI, 10 maggio 1994; sul riconoscimento del ruolo direttivo quando l'agente sovraintenda alla complessiva gestione del sodalizio e assuma compiti decisionali: Cass. pen., sez. VI, 14 ottobre 1997).
Che l’assunzione e l’esercizio concreto di un potere decisionale rappresenti il dato fondante del ruolo dell’organizzatore è dato pressoché pacifico in giurisprudenza (così Cass. pen., sez. VI, sentenza n. 1793 del 3 giugno 1993, rv. 198579, secondo cui l’organizzatore, tra l’altro, esplica con autonomia la funzione di curare il coordinamento dell'attività degli altri aderenti; più di recente, vd. Cass. pen., sez. V, sentenza n. 39378 del 22 giugno 2012, rv. 254317, secondo cui l’organizzatore, in autonomia, cura il coordinamento e l'impiego delle strutture e delle risorse associative, reperisce i mezzi necessari alla realizzazione del programma criminoso, ponendo in essere un'attività che assuma i caratteri dell'essenzialità e dell'infungibilità).
Dunque la nozione di organizzatore si radica in ogni contributo sistematicamente rivolto, in autonomia, all’esistenza, alla stabilità ed all’efficienza dell’azione del gruppo, sul piano delle risorse umane, coordinando gli altri consociati, o strumentali, occupandosi della gestione delle armi, della liquidità, delle attività economiche. Anche sul piano squisitamente semantico, organizzare vuol dire imprimere un ordine ad una struttura più o meno complessa, mettendo gli elementi che la compongono in connessione tra loro, in vista del raggiungimento di una fine comune.
È il caso di osservare, poi, che le condotte di cui al comma secondo dell’art. 416 bis cod. pen. integrano delle autonome figure di reato, tra loro alternative, e non, invece, delle circostanze aggravanti della mera partecipazione di cui al comma primo (così, da ultimo, Cass. pen., sez. V, sentenza n. 8430 del 17/01/2014, rv. 258304), con quel che ne consegue sul piano sanzionatorio.

Rubrica: 

Notizie correlate