La tua bandiera sventolerà ancora

Sab, 21/09/2013 - 11:57
“Sono l’ultima dei suoi figli, la più piccola, non l’ho goduto pienamente e fisicamente, ma ne ho annusato il pensiero e alla sua parola mi sono formata. Lui mi ha insegnato l’amore per i deboli, il piacere della dialettica e del confronto e, soprattutto, l’obbligo morale dello scontro pari, mai impari.”

Non è facile parlare di mio padre Pasquino quando ancora sento il calore rassicurante della sua voce che la sera mi parlava e mi indicava la direzione verso cui si muovevano gli eventi.
Io non so come ricostruirò la mia giovane vita senza di lui, mi sorregge il pensiero che sia comunque a me accanto e, guai a chi me lo tocca! Sono l’ultima dei suoi figli, la più piccola, non l’ho goduto pienamente e fisicamente, ma ne ho annusato il pensiero e alla sua parola mi sono formata.
Lui mi ha insegnato l’amore per i deboli, il piacere della dialettica e del confronto e, soprattutto, l’obbligo morale dello scontro pari, mai impari, essendo quest’ultimo consuetudine dei tanti gaglioffi turbolenti che hanno venduto la sua Calabria e segnato la sconfitta degli umili e degli innocenti, vittime principali del malgoverno e della cattiva politica.
Mio padre Pasquino Crupi, respirava umanesimo a pieni polmoni, parlava ai giovani, li amava era il “Professore” l’insegnante capace di saltare i testi, di parlare al cuore, di colorare il pensiero così come era riuscito a colorare la luna.
Umile tra gli umili, impastato di amore paesano e per i paesani, sempre con il rosso di Gramsci nel cuore, stretto nel pugno e nelle pieghe del suo sapere antico.
Un giorno mi spiegò il suo comunismo, lo spiegò a me bambina che lo guardavo attenta e incuriosita: “Comunismo vuol dire essere uguali, vuol dire non vedere più pianti di madri per figli rachitici e uomini sfruttati, vuol dire avere pane, pasta, latte e scuole per tutti e il buon vino si berrà nei bicchieri di vetro, la plastica sarà eliminata dalla vita e dal cuore di tutti”.
Il comunismo per lui era una mamma salvifica, un amico presente , un respiro di libertà e uguaglianza, una bandiera rossa che garrisce al vento, era il coraggio e l’audacia con cui si sfidano le leggi e le convenzioni della società perbenista, pedante maestrucola ed ottusa. Mio padre ha sempre rotto con il mondo di facciata, lui che di facciata conosceva solo quella di casa e si è sempre ribellato a qualsiasi forma di opportunismo o di viltà.
Ero bambina, tanto bambina e già conoscevo i canti socialisti: “Bandiera Rossa”, “L’internazionale”, “Contessa” e soprattutto “Addio Lugano bella”, è questa la canzone che papà amava più di ogni altra, d’altra parte lui, anarchico, lo era sempre stato.
Nella resistenza al sonno lo battevo, quando stavamo insieme, raramente lo facevo andare a dormire, avevo sempre una storia da ascoltare, avevo sempre una domanda da porgli e lui continuava a parlare, era un parlatore instancabile il mio papà. Alla sua conoscenza grande, faceva difetto quella scientifica-medica, chissà, non credo abbia mai compreso la gravità del suo male, la “Fine” non era un parametro valutabile, e lo ha ignorato fin quando le forze lo hanno piegato nel corpo, ma non nel pensiero.
Papà Pasquino è morto abbracciando la sua grande passione, il suo Sud, il suo Meridione che non è mai stato un punto geografico, ma sempre un cuore pulsante che ha narrato schierandosi, senza paura, senza timore di rimanere isolato, con il suo popolo, con la miseria del popolo calabrese e le condizioni di degrado in cui è stato costretto a vivere e vive. Papà è sempre stato dentro alla realtà meridionale, mai se n’é allontanato, ha respirato tutte le creature della vita e del dolore e in ognuna di esse ha visto la sacralità dell’esistenza, ma sempre in un orizzonte terreno e umano: la Madonnina di Polsi era dentro di lui, ma stava quaggiù, terrena e madre come nessuno mai .
Il sacrificio dei meridionali, mio padre lo ha reso quel che è: emblema della barbarie della storia ufficiale che imperterrita va avanti e della classe politica corrotta che la regge e su tutto ha sventolato la sua bandiera rossa che rimane alta, bella e gloriosa.
Papino mio riposa in pace, la tua bandiera sventolerà ancora, ne sono certa.

Autore: 
Benedetta Crupi
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