La legge-Lardo e le primarie di Bersani

Ven, 14/12/2012 - 18:04
La legge-Lardo e le primarie di Bersani

Ben scavato, vecchia talpa. A febbraio chi avrà ancora voglia di andare a votare i soliti capi e i loro soliti proconsoli, lo farà secondo il Porcellum, secondo, cioè, la legge-lardo, che continua a fornire il condimento agli oligarchi di destra e di sinistra. Si dirà, e lo dico pure io, che il colpo finale alla disperata speranza  d’una legge che consentisse, certamente solo sul piano formale, la scelta di chi mandare al Parlamento, è stato dato dal Cavaliere Nero con la decisione di togliere il sostegno pdiellino al governo Monti. Né c’è da meravigliarsi. I muli tradirebbero la loro natura se non distribuissero calci.
Ma sul Porcello, alle cui mammelle allattano porcellini neri e porcellini rosa, va detta tutta la verità. Né solo il Pdl, ma anche il Pd ha fatto di tutto, per tenerlo ancora vivo nella zimba, tergiversando, mettendo in croce la proporzionale, negando la possibilità delle preferenze, pretendendo un premio di maggioranza, che faceva impallidire persino la legge elettorale del fascista Acerbo. Questi sono i fatti.
Il Pd, però, è un partito che non ha mai dimenticato la politica del doppio binario. Per cui, da una parte, festeggia, tra le intime pareti della Segreteria nazionale, il Porcello,  e, dall’altra, per tacitare l’onda tempestosa degli espropriati del voto come misura dei candidati, fa il viso delle armi al setoloso Figliol Prodigo ritornato, proponendo lo sbarramento delle primarie per la scelta, in fila indiana, dei candidati piddisti al Parlamento. Un passo avanti, non vi pare?
Bersani, per non perdere il contatto  con le retrovie, nel contempo ha fatto anche due passi indietro. Ossia, riserva a se stesso la nomina d’una discreta pattuglia di parlamentari d’antico pelo unitamente - mi dicono - a quella delle donne in odore espansivo di antimafia. Per premiarle non solo a merito della vita, che mettono notte e dì a rischio per la salvezza della democrazia, ma soprattutto a genuflesso riconoscimento della loro capacità di promozione e infusione della  più ardita invenzione della nostra epoca: la vittoria, sempre. Se vincono, vincono. Se perdono, è la ‘ndrangheta che le ha fatte perdere. E  non vale. Anzi, questo vale  più della vittoria.  

Autore: 
Roderigo di castiglia
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