La Calabria in debito con Pasquino Crupi

Dom, 01/09/2013 - 17:12
Ora, se veramente le riflessioni fatte, nell’immediatezza della morte di Crupi, da quasi tutte le responsabilità istituzionali e politiche, avevano il senso vero ed implicito, è il momento di dimostrarlo.

Sempre sulla tolda della malferma navicella calabrese, Pasquino Crupi, il professore, il politico, il giornalista, l’intellettuale a tutto tondo, perennemente al centro delle polemiche più aspre, sembrava  destinato a non dover mai ammainare le sue ampie vele che lo avevano visto, per quasi mezzo secolo, in grado di portare sul piano del dibattito prima regionale e, successivamente, nazionale i tanti, troppi e mai risolti problemi del Mezzogiorno e della sua Calabria. E mai quelle vele avrebbe ammainato,  se un male incurabile, non ne avesse, nel giro di meno di un anno, prima lentamente, ma progressivamente, fiaccato e, poi, spento definitivamente quella sua naturale,  connaturata capacità di analisi e di sintesi. Il che, purtroppo, è avvenuto proprio nel momento di una sorta di eclisse che ha avvolto, negli ultimissimi anni in particolare, le riflessioni ed i tentativi di indicare soluzioni per i gravosi, annosi problemi del Mezzogiorno e della Calabria.
Ora che la sua viva, puntuale voce, spesso, forse, anche eccessivamente puntuta e polemica, si è definitivamente spenta, sorge, realistico e molto verosimile, il dubbio se ci sia in vista, nel panorama politico e giornalistico calabrese, un possibile sostituto.
Il  tempo si incaricherà , come sempre avviene, di darci puntuali risposte: e, comunque, non bisogna mai disperare. Spesso anche le lande desertiche ti sorprendono con improvvise ed inimmaginabili fioriture.
Intanto qualcosa di costruttivo si può fare subito, o, quanto meno, si può tentare di fare, per evitare che la fiammella dell’impegno meridionalistico che Crupi aveva riacceso, quasi con nuova lena, per alimentare e riempire di nuovi contenuti dalle colonne di questo meritorio settimanale che mi ospita, si spenga definitivamente nell’attesa  che  compaia ed acquisti forza e convinzione una qualche nuova e convincente voce, si può, intanto, riprendere e ripubblicare, ancora su queste agili colonne de “la Riviera”, le sue più aderenti e convincenti riflessioni non sempre strettamente legate all’attualità della cronaca. Già questa piccola operazione, vero e proprio escamotage giornalistico, aiuterebbe a tenere desta e vigile l’attenzione dei Calabresi del Jomio sui loro problemi più emergenti e sulle possibili strade per avviare la loro risoluzione.
E c’è poi tanto altro e di più sostanziale che si può fare. Cogliendo l’occasione della morte di Pasquino Crupi, molte responsabilità istituzionali e politiche di livello regionale e non solo,  quasi tutti i commentatori, lamentando la grave perdita, hanno fatto riferimento alla vasta produzione, non solo giornalistica del Nostro, ma alle sue opere più significativamente letterarie e storiche. Opere senza scadenza che, dopo il primo successo immediato e come sempre avviene nelle zone sottosviluppate, sono rimaste nel bagaglio e nelle librerie dei pochi specialisti. Ora, se veramente le riflessioni fatte, nell’immediatezza della morte di Crupi, da quasi tutte le responsabilità istituzionali e politiche, avevano il senso vero ed implicito, è il momento di dimostrarlo.
Tante opere di Pasquino Crupi, le più significative ed importanti, cito, soltanto a mo’ di esempio la sua monumentale “Storia della letteratura  calabrese”, se unanimamente apprezzate, sono, fino ad ora, rimaste patrimonio di soli specialisti..
Sarebbe meritorio se le istituzioni, la Regione, Giunta e Consiglio in primis, ne acquistassero le giuste copie per dotarne le biblioteche di tutta la regione che sono tante anche se non sempre sufficientemente frequentate.
Già solo questo sarebbe un modo per dire doverosamente grazie a Crupi che ha speso l’intera  sua esistenza per tentare di tenere alto il prestigio della Calabria.

Autore: 
SALVATORE G. SANTAGATA
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