Il jogging estremo non controllato aumenta il rischio cardiovascolare

Lun, 11/04/2016 - 19:52
Per coloro che non possono dedicare tanto tempo a fare attività fisica, esistono delle evidenze di studi epidemiologici che hanno dimostrato che anche metà del tempo raccomandato dalle linee guida, ad esempio 5/10 minuti al giorno di corsa leggera o 15 minuti al giorno di passeggiate a passo svelto, sono sufficienti a garantire significativi benefici sull’apparato cardiovascolare.

Che l’attività fisica regolare lieve moderata faccia bene alla salute e soprattutto alla prevenzione delle malattie cardiovascolari è ormai a conoscenza di parecchie persone che fra l’altro la praticano, alla luce di studi scientifici ed epidemiologici che hanno dimostrato tale beneficio. Passare da uno stato sedentario ad uno stato di attività fisica regolare riduce infatti la mortalità di circa il 44%. Le linee guida consigliano 30 minuti al giorno di attività fisica moderata per mantenere un buon stato di forma fisica e prevenire così il rischio delle malattie cardiovascolari. Per coloro che non possono dedicare tanto tempo a fare attività fisica, esistono delle evidenze di studi epidemiologici che hanno dimostrato che anche metà del tempo raccomandato dalle linee guida, ad esempio 5/10 minuti al giorno di corsa leggera o 15 minuti al giorno di passeggiate a passo svelto, sono sufficienti a garantire comunque significativi benefici sull’apparato cardiovascolare. In aggiunta, in chi fa già attività fisica regolare moderata è emerso che non serve fare di più per avere un ulteriore guadagno in termine di salute. Si è più volte detto che il beneficio dell’attività fisica sul nostro organismo è come quello di una polipillola che risulta efficace se somministrata nella dose giusta. Lo stesso principio vale per l’attività sportiva estrema, studi clinici e strumentali effettuati su maratoneti e runners estremi hanno messo in evidenza alterazioni strutturali del cuore paragonabili a quelli presenti in alcune malattie cardiache genetiche o acquisite, come le cardiomiopatie che possono portare all’innesco di aritmie minacciose e alla morte improssiva. Possiamo parlare quindi di cardiotossicità da sport estremo e come diceva Ippocrate “tutto ciò che è in eccesso è opposto alla natura”. Il rischio di eventi associato a sport estremo è peraltro noto già da tempo. Il caso più famoso di morte improvvisa legata alla corsa è quello di Filippide, giovane corriere di professione che nel 490 a.C. durante la guerra fra Greci e Persiani corse di gran passo dal campo di battaglia di Maratona ad Atene, una distanza di 25 miglia, ad annunciare la vittoria dei Greci e appena giunto, dopo aver pronunciato la parola NIKE (vittoria) crollò al suolo e morì. Oggi, 2500 anni dopo, abbiamo numerosi esempi di morte improvvisa correlata all’esercizio strenuo. Ad esempio il mitico runner “Caballo Blanco” famoso per aver corso circa 100 miglia in solo giorno, all’età di 58 anni morì durante un allenamento per un’aritmia fatale, verosimilmente prima manifestazione di una cardiomiopatia. Un recente studio danese fatto sulla popolazione di Copenaghen (1. 098 joggers sani confrontati con 3950 non joggers sempre sani, ha concluso che coloro che facevano esercizio strenuo avevano una mortalità simile a quella dei sedentari, mentre coloro che facevano un attività fisica lieve moderata avevano una mortalità significamente più bassa dei sedentari. In linea con questo studio, sono i risultati del “Million Women Study” che hanno dimostrato che la regolare attività fisica si associava a un’evidente riduzione del rischio di eventi coronarici; tuttavia, le donne che non interrompevano per almeno un giorno a settimana l’attività fisica strenua sembravano perdere parte di questa cardioprotezione. A questo punto voglio ricordare che anche Dio quanto creò il mondo si prese “un giorno di riposo”. Tutto questo però non deve spaventare chi ama fare sport estremo, perché l’eventuale effetto cardiotossico, si può contenere e prevenire con controlli cardiologici e strumentali più ravvicinati. Tali controlli permettono di valutare le modificazioni anatomostrutturali del cuore indotte dall’esercizio fisico estremo con l’ecocardiogramma, la risonanza magnetica e l’elettrocardiogramma, a riposo e sottosforzo, per valutare il possibile innesco di aritmie maligne, fornendo così informazioni utili sullo stato effettivo di salute del cuore. Vorrei chiudere questo articolo, ricordando alcuni particolari biografici di Jimmy Fixx, il padre del Jogging che morì d’infarto per non aver consultato un medico. Gli americani lo chiamavano il Running Guru, aveva scritto un libro The Complete Book of Running, diventata la bibbia del jogging, un best seller mondiale che aveva convinto milioni di persone a correre per sentirsi meglio, per vivere più a lungo, per migliorare molte funzioni compresa quella sessuale. Era un giornalista sportivo, un po’ obeso e gran fumatore, iniziò a correre per caso per recuperare tono muscolare dopo mesi di inattività a causa della rottura di un tendine e da allora non smise più. A chi gli chiedeva perchè corresse rispodeva: “Perché è bello, mi rende ottimista, più calmo, meno ansiosio, perchè riesco a concentrarmi più a lungo nel lavoro e perchè ho conquistato un miglior controllo della mia vita”. Ad un check-up cardiologico, Jmmy era stato giudicato ad alto rischio per la pressione alta, il cuore ingrossato, l’ipercolesterolemia, il sovrappeso e i segni di aterosclerosi, conseguenze della vita stressata e sregolata che aveva sempre condotto. Si mise in riga, non fumò più, perse molti chili e si impegnò a fare tutto il possibile per sottrarsi al destino di suo padre che a 43 anni era morto per un infarto. Modificando il suo stile di vita, sono migliorati sia i parametri di laboratorio che il suo stato di salute e ha pensato di far conoscere la sua esperienza ai tanti americani nelle sue stesse condizioni, scrivendo il libro che gli dette fama e ricchezza. Raggiunti i fatidici 43 anni di suo padre, sentendosi meglio in salute e pensando di avercela fatta, rallentò i controlli e le altre forme di prevenzione, dicendo che il jogging era il medico che l’aveva salvato e che correndo aveva risolto tutti i suoi problemi. Peccò di ottimismo perché nel tardo pomeriggio di una giornata torrida del 1984 è stato trovato morto da un motociclista sul margine di una strada vestito con pantaloncini, maglietta e scarpette sportive. Nel referto autoptico è stato scritto: morte improvvisa cardiaca dovuta a grave arteriosclerosi delle arterie coronarie. In un’intervista rilasciata dalla moglie si è saputo che qualche anno prima aveva accusato i sintomi classici della malattia coronarica ma che si era rifiutato di consultare il medico. Tali sintomi si erano nuovamente presentati qualche tempo dopo, neppure quella volta ha voluto fare un controllo cardiologico, ritenendo che la corsa fosse la miglior medicina per stare bene. In conclusione possiamo dire che Fixx rappresenta un esemplare, in positivo, per aver divulgato gli effetti benefici della corsa e, in negativo, perché ha pagato con la vita la pratica maniacale della corsa senza adeguati controlli. Molti ancora oggi, purtroppo, incorrono negli stessi errori. Ogni anno nel mondo, tra joggers e maratoneti, vengono annoverati decine di morti e questo deve fare meditare tutti, soprattutto quando si vuole praticare un’attività sportiva anche estrema.

Autore: 
Michele Iannopollo
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