I turisti del brivido vengono ancora

Ven, 25/01/2013 - 18:33
I turisti del brivido vengono ancora

Dall’inizio degli anni ‘80 fino a metà dei ‘90, dal Nord Italia arrivarono numerosi i turisti del brivido. Erano i tempi dei sequestri di persona - prima che il traffico della cocaina, molto più che la Legge, li rendesse improduttivi se confrontati ai sacrifici e al rischio di troppa galera che un’operazione simile comportava - e sapeva d'impavido percorrere d'inverno la Statale 112 tra Ionio e Tirreno, da Bagnara a Bovalino, prima la verde fascia tirrenica e il valico allo Zillastro con il Crocefisso sparato al fianco dove si incatenò mamma Casella, quindi la discesa brulla fino al mare dei gelsomini. Per quei valorosi significava accoppiare due pericoli, uno rappresentato dagli indigeni, certo immaginati con la coda e sospettati, armati della clava d'ordinanza, dietro i tronchi dei faggi, il secondo per il percorso dissestato, eternamente in frana, flagellato da acqua o neve, nebbia, con qualche vacca sacra sonnecchiante a bordo strada. Era un'avventura da raccontare agli amici, nel salotto di casa sorbendo un grappino.
Una sera di burrasca, con il cielo impegnato a castigare la terra con troppa cattiveria che abbatteva tutta assieme - nebbia, acqua mista a neve e freddo - mi toccò soccorrere due macchine targate quel Nord Italia che gli anni trascorsi da allora hanno trasformato in Padania: c'erano otto prodi, in eroiche lacrime appena davanti ai burroni del Passo della Rondinella.
Credevo fosse passato di moda. Invece, turisti del brivido ne vengono ancora, spinti fin quaggiù dalle fantasie velenose che ci sputano addosso i media. Li abbiamo rincontrati, io e due amici. Ci siamo passati l'occhiata e il sorrisino sarcastico di un attimo, era la tentazione di non impedire la loro avanzata verso un tragitto che il ventennio trascorso ha accidentato mortalmente. Ma ragione e sentimento hanno infine prevalso e fatto sì che li convincessimo a desistere e restituirsi alla civiltà. Ci siamo allontanati agitando frenetica la coda, orgogliosi e disinvolti.