I Calabresi. Solo testimoni davanti alle telecamere

Sab, 28/04/2012 - 12:33
"veniamo ridotti solo a testimoni di una delle nostre piaghe sociali, a burattini inebetiti che davanti a una telecamera sono costretti a recitare il solito insulso copione"
I Calabresi. Solo testimoni davanti alle telecamere

Non è che se s'incontra un tedesco gli si parla, obbligatoriamente, del nazismo. O della pedofilia a un belga, dei desaparecidos a un argentino, della coca a un colombiano. Il discorso con noi calabresi ha ormai superato ogni limite della decenza, non resta altro termine per definire il rapporto stampa-Calabria se non quello della parodia. Parlare con un calabrese, per ogni bravo giornalista italiano si riduce al solito tema. La 'ndrangheta. Obiettivamente, non se ne può più. Non perché non c'è o non rappresenta un problema, ma perché non è più possibile che noi veniamo ridotti solo a testimoni di una delle nostre piaghe sociali, a burattini inebetiti che davanti a una telecamera sono costretti a recitare il solito insulso copione. Sei un calabrese che produce vino, si ma la 'ndrangheta? Ti chiede il giornalista. Fai il formaggio più delizioso al mondo, si ma la ndrangheta? Sei un asso in astronomia, un tocco di figliolo o figliola, percorri i cento metri piani in 9 secondi netti, si ma la 'ndrangheta? E basta, cambiate disco. Siete proprio sicuri che la 'ndrangheta faccia così tanta audience da sfidare il senso del ridicolo e porre sempre la stessa domanda ai calabresi, o un po' ci marciate? Non vi da un po' di nausea mettere su una sedia lo scrittore di turno o il magistrato o il testimone di giustizia o la donna coraggiosa e tormentarlo con la stessa insopportabile richiesta? Almeno foste informati su quali siano i termini dell'argomento, del quale dimostrate quasi sempre un'ignoranza totale e vi bevete ogni genere di panzana vi venga rifilata o vorreste rifilare al pubblico una panzana tutta vostra se il testimone calabrese vi regge il moccolo. Smettetela di trattarci da subumani e se avete bisogno di fenomeni da baraccone cambiate copione che il pubblico è stufo. E se non lo è il pubblico lo siamo noi stanchi di recitare il solito ruolo e dare un brivido al giornalista d'assalto convinto di confezionare servizi memorabili con la pelle calabrese. Soprattutto smettiamola noi di reggere il gioco e di prestarci a pure speculazioni, alle quali la risoluzione dei nostri problemi non interessa. Non andiamo più a sederci nei salotti televisivi a svendere la nostra terra per vendere un libro in più o per allungare di qualche mese una nostra vuota popolarità. La mafia è sangue e dolore, come lo sono le tante cose ingiuste che calpestano la nostra terra che è luogo problematico al quale una rappresentazione stereotipata può solo aggiungere un po' di beffa, oltre al danno già presente.

Autore: 
Gioacchino Criaco
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