Fatti e parole

Lun, 10/10/2011 - 09:32
Fatti e parole

Le rubriche fisse, per gli autori, sono vere e proprie trappole. Gli appuntamenti periodici nascondono insidie insormontabili perché creano aspettative per i lettori e ansie per chi li tiene. Appartenendo al genere umano si è in balia dell'umore, degli stati d'animo, degli impegni di lavoro. Spesso, per quanto piccoli, non si può essere alla propria altezza, la retorica, la banalità, sono sempre in agguato. Non si può sempre e comunque accontentare il pubblico. L'unico elemento imprescindibile, che lega autore e lettore, è la sincerità. Chi scrive deve dire quello che pensa e chi legge deve valutare liberamente, senza indulgenze. Io di parole ne faccio tante, a volte belle, altre meno, alcune volte orribili. Dico, però, sempre quello che mi esce dalla testa, dal cuore o dalla pancia, senza mediazioni e senza addomesticamenti. A volte mi siedo senza nulla sulla penna, aggancio una parola che ne tira fuori delle altre, il pezzo esce. Vi ho sgridati, blanditi, coccolati. Vi ho amati e odiati. Ma vi ho, pochi o tanti che siate. Ho il mio pubblico, i miei successi e insuccessi. Volevo che faceste la rivoluzione e non l'avete fatta, vi volevo sulle piazze, fuori dai vostri orridi divani e invece siete là con i telecomandi in mano. Avrei voluto che dalle piazze virtuali passaste a luoghi di incontro reali, che tornaste a stare insieme, a essere comunità. Fallito? Non completamente. Ho visto segnali, per questo scriverò ancora. Oggi rendo onore ai fatti, anche se piccoli e non epocali. Oggi rendo onore alle persone in carne e ossa. Non me ne vogliate se parlo di Africo, non lo faccio per campanilismo. Li arringo da un anno. Alla fine ci sono riusciti. Sono fuori dai divani, lontani da tv e computer. Hanno realizzato un piccolo grande sogno. Ad Africo Antica è stata ricostruita la prima casa di un borgo abbandonato da sessant'anni. E' stata un'impresa, un piccolo capolavoro dovuto alla tenacia di pochi. Un segnale per Africo, per l'Aspromonte, per la Locride. Si possono fare fatti, anche con pochi mezzi e poche persone. E le parole servono, anche le mie sono servite. Fuori abbiamo un mondo da ricostruire, c'è chi deve parlare e chi fare. Io farò il mio. Onore ad Africo Antica e ai suoi ragazzi.

Autore: 
Giacchino Criaco
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