E voi ci state?

Lun, 30/01/2012 - 09:54
E voi ci state?

Cercavo la rivoluzione lunedì, ma non ne avevo l'identikit, niente tratti somatici, niente colori, niente di niente. Solo un luogo e un orario. E allora sono andata all'appuntamento con la “nostra” rivoluzione. Ma non l'ho trovata, ha mancato l'appuntamento, mi ha bidonato e non verrà di nuovo. Tornata a casa, a sera, a mente fredda, mi sono presa la libertà di tirarvi le orecchie, a voi che eravate assenti, non vi ho giustificato: un'ora la potevate pure perdere, tra tutte le ore che perdiamo ogni giorno. Fino a giungere alla conclusione che la rivoluzione abita in ognuno di noi quando adempiano ai nostri doveri con rinnovata responsabilità. Ho assistito, conseguentemente, ad un dibattito interessantissimo, tenuto tra figli-di-Calabria, che adorano la loro madre, sia quando li ha partoriti e li ha cresciuti sullo stesso suolo, sia  quando li ha messi al mondo e li ha dati in adozione su altri suoli. Madre o matrigna, comunque la si veda, è vero che la amiamo ma è anche vero che ci fa tanto arrabbiare.   Tutti quanti, chi è rimasto, chi è andato (e pochi sono andati per scelta), chi è tornato, tutti abbiamo qualcosa da rimproverarle. Quanto ancora vogliamo restare arrabbiati e inerti? La rabbia va canalizzata verso la costruttività e, scusate la ripetizione, ma credo davvero che la più grande rivoluzione, per quanto ci riguarda, sia quella di assolvere ai propri doveri, in ogni ambito e con responsabilità, senza delegare, senza fare il conosciutissimo scaricabarile, ma esercitando le nostre competenze. Accanto a questo, poi, dobbiamo esigere servizi come diritti e non come favori, non dobbiamo ringraziare nessuno e nessuno ci deve ringraziare. Dobbiamo cominciare a ringraziare solo come forma di cortesia, non di sottomissione. Alziamo la testa, drizziamo la schiena, smantelliamo i Musei alle negatività ed innalziamo templi alle infinite cose belle. E ricordiamoci di non turarci il naso quando siamo chiusi dentro la cabina a mettere una X, ma di aprire gli occhi e respirare a pieni polmoni. Ci state?

Autore: 
Mara Rechichi