Con i lestofanti non si va lontano

Dom, 03/02/2013 - 19:00
Con i lestofanti non si va lontano

Il Segretario regionale dei Comunisti Italiani, Michelangelo Tripodi, mi manda- e di questo lo ringrazio -  il testo ingroiano, ampollosamente titolato  Un programma per governare l’Italia alternativo a Berlusconi e a Monti. Recita la premessa, e come recita va bene: «Vogliamo realizzare una rivoluzione civile per attuare i principi di uguaglianza, libertà e democrazia della Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza. Vogliamo realizzare un “nuovo corso” delle politiche economiche e sociali, a partire dal Mezzogiorno, alternativo tanto all’iniquità e alla corruzione del ventennio berlusconiano, quanto alla distruzione dei diritti sociali, del lavoro e dell’ambiente che ha caratterizzato il governo Monti». E, dopo la premessa, apprendiamo che Il trio delle ex corti d'appello, che si avvale  del contributo genuflesso dei rinunciatari Diliberto e Ferrero,  vuole  fare la Rivoluzione civile 1) per l’Europa dei diritti, contro l’Europa delle oligarchie economiche e finanziarie;  2)per la legalità e una nuova politica antimafia ; 3) per la   la laicità e le libertà; 4) per il lavoro; 5) per le piccole e medie imprese, le attività artigianali e agricole; 6) per l'ambiente; 7) per l’uguaglianza e i diritti sociali; 8)  per la conoscenza, la cultura, un'informazione libera; 9) per la pace e il disarmo; 10) per una nuova questione morale e un’altra politica.
Tutte belle cose e, in quanto cose belle, conquistano il mio senso estetico, ma non il mio voto. E mi dolgo vivamente non solo di questo, ma  anche e soprattutto del fatto che, dopo anni  di sostegno  da comunista senza tessera ai comunisti, questa volta non sarò in piazza al loro fianco, sciolti come sono nell'acido muriatico di Ingroia, Di Pietro, De Magistris. Ai quali va dato atto di essere stati capaci di ciò di cui non era stato capace il fascismo e la stessa reazione italiana: la cancellazione  della classe dirigente comunista dell'Italia meridionale. Dopo il 24 febbraio, non ci sanno i comunisti in Parlamento. Semplicemente, non ci sanno più. Almeno, nella forma voluta da Diliberto e dovuta alla Rivoluzione civile di Ingroia.

Autore: 
Roderigo di castiglia
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