Casignana, kaputt

Ven, 19/04/2013 - 17:05
Le carte del prefetto e la firma della Ministra

Il Consiglio comunale di Casignana è stato sciolto dal Consiglio dei ministri  per infiltrazioni mafiose.

E nell’augusto comune.  Passato alla storia per la strage contadina del 1922, noto per l’immacolata tradizione socialista e comunista, conosciuto per la Villa romana, la produzione di vino mantonico ed anche l’oltraggiata e diffamata discarica di rifiuti,  arriverà a giorni, la rituale  triade commissariale, che lascerà, tra 18 mesi, come le tante altre di genere affine, il tempo che ha trovato. Siderno insegna. Alla guida della sciota amministrazione c’era il dr. Pietro Crinò, medico umanitario, amato dal popolo, e dal popolo rieletto ogni qualvolta ha ripresentato la candidatura a sindaco.

E politico non di professione, ma di ben salda radice meridionalista. Ciò che gli ha accordato stima e rispetto in Calabria e consentito meritati, onorati e pieni suffragi quando è stato candidato alle elezioni regionali, uscendone primo dei non eletti  e ora subentrante al coriaceo senatore Giovanni Bilardi, ancora non dimessosi da consigliere regionale.

Come, perciò, non ci si dovrebbe dire sorpresi, stupiti, sgomenti anche, ancor prima di leggere le carte ministeriali della signora Cancellieri o, meglio, le carte del Prefetto, da lei contro firmate? Ché i comuni calabresi, tutti impregnati di mafia, come i babà di liquori, per la loro collocazione geografica, non meritano neppure il sudore della ricerca. Basta una firma di lor superiori. Basta una spesa di cancelleria non refertata. Ormai, lo scioglimento per mafia è al nome di Calabria.

La Calabria è infetta. Ci vogliono i commissari, che sono come il lievito per il pane. E noi siamo sicuri che nelle loro mani il pane amministrato prenderà la forma di ostie consacrate.

Autore: 
Pasquino Crupi
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