Archeologia e arte contemporanea, perché non investire?

Mar, 03/09/2013 - 12:00

Siti archeologici, ruderi di paesi abbandonati nel dopo guerra, con castelli o vecchie chiese sconsacrate con un profilo storico culturale non indifferente sono spesso abbandonate e non considerate.
Facciamo un tour nella nostra bellissima Locride, baciata dal Signore, quanti sono i siti archeologici e le strutture storiche di interesse? Abbastanza da poter realizzare una economia fiorente con cifre importantissime. Ovviamente se solo facessimo tesoro delle altre esperienze. Se qualcuno che ha poteri decisionali su queste realtà avesse per un attimo la voglia di guardare e copiare senza alcuna vergogna (non c'è nulla da vergognarsi) da altre importanti realtà ben riuscite.
Il Parco dello Scolacium a Roccelletta di Borgia (CZ) ad esempio, apre le porte all'arte contemporanea, invitando nelle rassegne annuali importanti artisti internazionali, collabora con il MARCA (Museo di Arte Contemporanea di Catanzaro) che promuove non solo artisti già affermati ma anche autori importanti a livello regionale, e come ben già sappiamo arriva come ogni estate il Magna Grecia Teatro Festival.
Quale modo più interessante di promuovere i nostri siti archeologici del nostro territorio con mostre che abbiano un respiro nazionale? Con spazi dedicati ad autori regionali? Apriamo le porte e facciamoci contaminare dalle cose interessanti e inseriamo i nostri autori (quelli che hanno qualcosa da dire ovviamente) in questi circuiti che hanno un respiro nazionale.
Mi sono chiesto se solo per un attimo pensassimo alla gente che si avvicinerebbe alle nostre strutture per la curiosità di vedere un grande nome dell'arte o della cultura nazionale e a quanto potrebbe fare bene ad un autore locale avere questo tipo di relazioni nella propria terra, oltre ad uno spazio dove esporre (spesso assente o in luoghi di fortuna).
Il dato economico è certo. Il dato culturale pure. Manca la fase più importante, quella organizzativa. L'ente che gestisce i beni culturali del nostro territorio dovrebbe puntare su questo, far conoscere le nostre bellezze e i nostri siti archeologici non solo in estate attraverso il teatro, ma anche in altri mesi dell'anno visto il clima favorevole attraverso altre attività.
Immaginiamo per un attimo che tutto questo sia vero, avremmo la necessità di nuovi posti di lavoro, di servizi efficienti, si darebbe un input, uno stimolo ad incrementare le vie di comunicazione che ormai sono a dir poco drammatiche. Sono convinto che un territorio che ha qualcosa da dire è certamente un territorio che sarà ascoltato. Ma la politica che fa?

Autore: 
Diego Cataldo
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