Anche gli animali sono creature di Dio

Dom, 24/01/2010 - 00:00

Sono le 5 del pomeriggio, il buio ha già riempito la stazione. Nella sala d’attesa, qualcuno lancia un’occhiata al tabellone cercando il proprio treno. «Ma che amore!», esclama una vecchietta osservando il cagnolino in braccio a una signora che, tutta orgogliosa, lo esibisce come si fa con le foto dei figli. «Come si chiama?» «Zucchero. È così dolce e affettuoso che ci sembrava il nome più adatto. Sa, lo abbiamo trovato davanti alla porta un paio di anni fa. Avrebbe dovuto vederlo, tutto infreddolito e malconcio. Chissà da quanto non mangiava... Ce ne siamo subito innamorati.» «Oh! Era stato abbandonato?» «Forse era scappato. Il veterinario ha detto che se non fosse stato per noi, sarebbe sicuramente morto: era allo stremo delle forze.» «Altro che prigione o multa, io riserverei lo stesso trattamento a chi li maltratta, gli animali.» «Anche io. E dire che sono batuffolini così indifesi e innocenti! E quanto amore ti danno...» La signora continua ad accarezzare Zucchero che le scodinzola in braccio - nei suoi occhi, tutta la gratitudine e la fedeltà che un cagnolino riserva a chi è buono con lui e lo ama incondizionatamente. Mentre continua ad arruffargli il pelo, con l’altra mano scarta un vassoio di pasticcini: ne offre uno alla vecchietta e uno a Zucchero, che lecca la crema. «Ma non gli farà male?» «È solo un assaggino: giusto per togliergli il desiderio». Un’ombra sovrasta le due signore, coprendo la visuale per qualche secondo. È un uomo alto e imponente, ma appena si gira rimpicciolisce piangendo come un bambino e guaendo verso gli altri passeggeri: «Gliene avevo chiesto solo uno, ne ha un vassoio pieno!». La padrona di Zucchero, stizzita, continua a mangiare la sua pasta alla crema, mentre il barbone esce dalla sala per perdersi lungo i binari imbiancati. «Cosa stavamo dicendo? Ah, sì. In genere sto attenta a quello che mangia...»

Autore: 
Natalina Misogano
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