Agnana Calabra: il Comune, gli atti e il paracadute

Ven, 03/04/2015 - 16:00

Su chiamata del Vice-Sindaco In data 27/02/2015, si riuniva il Consiglio Comunale, per il giorno 04/03/2015, tra l’altro al punto 4 o.g., l’approvazione del (regolamento sul diritto di accesso agli atti amministrativi dei consiglieri comunali.)

Sembrerebbe ordinaria amministrazione se, all’interno dello stesso non si palesasse un chiaro intento limitativo e di controllo verso i medesimi.

Evidenziando che in data 24/02 /2015, avevo inoltrato una denuncia-querela, nei confronti del Sindaco per (omissioni d’atti d’ufficio) e di tutti coloro che hanno concorso nel reato, riservandomi di costituirmi parte civile, per il ristoro di tutti i danni: quando si dice la casualità!

Ma andiamo per ordine

L’esame della questione comporta l’analisi di una tematica complessa.

Necessita partire dalla constatazione che «La trasparenza» è un principio non solo dell’ordinamento giuridico italiano ma anche europeo. In quest’ultimo se ne parla nella risoluzione n. 81/89 del Consiglio d’Europa e «nella dichiarazione sul diritto di accesso» allegata al trattato di Maastricht, ratificato con legge 3 novembre 1992, n. 454. Nel nostro ordinamento la disciplina concernente, il diritto di visione degli atti e all’informazione per l’esercizio del mandato da parte dei consiglieri comunali fu introdotta nel 1985 con l’art. 24 della legge 27 dicembre 1985, n. 816.

Quindi è stata sostituita nel 1990 con la legge 8 giugno 1990, n. 142 (artt. 7 e 31), cui hanno fatto seguito la legge 7 agosto 1990, n. 241 (capo V), ed il D.L.vo 3 febbraio 1993, n. 29 (art. 5, comma 1, lett. c).

L’attuale normativa all’art. 43 del D.L.vo n. 267/2000 prevede che «I consiglieri comunali hanno diritto di ottenere dagli uffici del Comune nonché dalle aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie ed informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato».

La giurisprudenza in materia ha chiarito che:

La Finalità

-    Il diritto di accesso del consigliere comunale non riguarda soltanto le competenze amministrative del Consiglio comunale ma essendo riferito all’espletamento del mandato, investe l’esercizio del munus di cui egli è investito in tutte le sue potenziali implicazioni al fine di una compiuta valutazione della correttezza e dell’efficacia dell’operato dell’Amministrazione comunale (Cons. di Stato, Sez. V, 21/02/94, n.119);

La Motivazione della richiesta

-    Il Consigliere che esercita tale diritto non è tenuto a specificare i motivi della richiesta «né gli organi burocratici dell’Ente hanno titolo per richiederli, perché, in caso contrario, questi ultimi sarebbero arbitri di stabilire l’estensione del controllo sul loro operato» (Cons. di Stato, Sez. V, 7 maggio 1996, n. 528);

La Pertinenza con l’esercizio del mandato

-    Per documenti pertinenti all’esercizio del mandato si devono intendere quelli idonei a chiarire la correttezza ed efficacia dell’attività dell’Amministrazione, anche riguardo alla sua coerenza con l’indirizzo politico amministrativo approvato, e perciò i documenti recanti notizie e dati sull’andamento dell’attività amministrativa.

 Il rifiuto di atti d’ufficio:

E’ disciplinato dall’art. 328 c.p., si verifica quando un Pubblico Ufficiale o un incaricato di Pubblico servizio, si rifiuta consapevolmente di adottare un atto che, per ragioni di giustizia, di sicurezza pubblica o di sanità, deve essere compiuto senza ritardo; si verifica, inoltre, quando il Pubblico Ufficiale o l’incaricato di Pubblico servizio non compie un atto richiestogli, entro 30 giorni, ovvero non espone le ragioni del ritardo.

Orbene:

Non è un esercizio acrobatico sostenere che, nessuna compressione o limite può reggere, nei confronti di un consigliere nell’esercizio del proprio mandato, tese al soddisfacimento di quel minimo di “chiarezza”, fondamenta di ogni democrazia, salvo che ad Agnana Calabra; dove, in tanti mesi, non ci si è preoccupati di veicolare il tutto nell’alveo della “normativa” ma, con kafkiana immaginazione, ci si è affaticati a procacciarsi un paracadute sui controlli; tentando maldestramente di erodere quel sano principio di trasparenza riconosciuto anche a livello europeo, da qui l’interrogativo:

Chi controlla il controllore? Il controllato!

Così, con una gestazione precoce e un parto prematuro, ha effuso i suoi primi vagiti un neonato, ”regolamento sul diritto di accesso agli atti amministrativi dei consiglieri                    comunali”.        

Senza fare retro-politica, inciampando nella fiera delle banalità, mi chiedo!

Se il controllore è anche il controllato, che garanzia hanno i cittadini che, le scelte siano rispettose degli interessi di tutti e, non di chi vuole espressamente qualcosa, ed è lui stesso, se decide di farla o no?

Controllore che in questo lasso transitorio, ha avuto l’ardire di adempiere il mandato elettorale che, i Cittadini legittimamente gli hanno accordato: non scomparendo dopo le elezioni, non flirtando con la maggioranza, non facendo da cinghia di trasmissione o da puleggia condotta di mediatori interessati; niente di tutto questo, (atteggiamenti deprecabili che, probabilmente mal si coagulano con certa politica). Vorrei accendere una luce, su un trascorso non troppo lontano, quando, nella passata legislatura, l’attuale Sindaco insieme al suo gruppo, con continue richieste a cadenza quasi giornaliera (circa 800, s. e.) spesso, ha ingolfato la macchina amministrativa, con gli uffici accaparrati a evadere le richieste, pena, la chiamata in giudizio (giustamente). Altri tempi.

Giuseppe Lupis Capogruppo della lista “Patti Chiari”

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